IO ODIO 

Apologia di un bulloskin

drammaturgia Valentina Diana

con Luca Busnengo

scene Marco Ferrero

luci e suoni Niola Rosboch
progetto grafico Silvia Genta
foto di scena Stefano Roggero

ideazione e regia Maurizio Bàbuin

Fascia d’età:  dai 16  anni 

Durata: 70 minuti

Il nuovo progetto di Santibriganti Teatro, è nato da alcune riflessioni sulle devianze  protocriminali  e loro sviluppi, sorgenti spesso in età adolescenziale.

L’intento è appunto indagare la nascita e lo sviluppo del male, che è soprattutto maschio, perché è spropositato il divario: per una donna che si macchia, ci sono cento uomini che delinquono, feriscono, stuprano, uccidono, disprezzano; considerando i fatti, più o meno gravi di cui si viene a conoscenza e quelli assai più numerosi che restano sconosciuti.

L’obiettivo è sviluppare una riflessione, particolarmente forte, che si incentri su categorie e loro derive tristemente protagoniste della nostra contemporaneità.

La prima creazione ha per titolo “IO // ODIO - apologia di un bulloskin”.

 

Lui, l’odiatore, il maschio, si svelerà, vi provocherà, non avrà remore né pudore, dirà fino in fondo quello che pensa, fregandosene se vi darà fastidio, confesserà ciò che prova, racconterà cosa ha fatto, urlerà ai quattro venti il suo ODIO. Ora finalmente lo potrà fare: è sdoganato.  Ma si divertirà pure a provocarvi, vi sfiderà a non essere ipocriti e a far uscire così il razzista che in fondo è in ognuno di voi, anche se ben nascosto. E quando si sarà reso presente sotto tutti i punti di vista, nudo e crudo, si farà nero profeta di un anelito futuro, pregando per lui e per voi, il dio di un rimpianto passato.

 

Lui

immagini suggestioni pensieri stati fisici stati mentali

  

Lui, il maschio, è solo e si rivolgerà anche al pubblico lo provocherà lo insulterà, lo blandirà, ma come se la platea fosse vuota. Se qualcuno dovesse reagire lui non lo sentirà.

Lui, non seguirà una logica narrativa prevedibile, una vera e propria storia.

L’apologo sarà una confessione, ma senza pentimento, anzi il suo intento sarà naturalmente quello di far cambiare idea al confessore / pubblico.

Lui, nella sua stanza, dove tutto è pensabile, un pc, immagini.

Lui, suoni accompagneranno, commenteranno, sublimeranno la sua presenza.

Lui, avrà divise, abiti che siano militari o civili comunque segnali di riconoscimento di cui farà uso forse più volte.

Lui, bulloskin perché tutto è cominciato dalla scuola e questo passato tornerà in forma ossessiva.

Lui, parlerà pure attraverso citazioni, affermazioni altrui, che daranno forza alle sue convinzioni, attraverso “esempi” storici o contemporanei.

Lui, ma anche il pensiero, la bocca e le azioni di altri del suo stuolo o affini; tutti maschi.

Lui, sarà non pentito; la fine non si rivelerà consolatoria e tantomeno redimente o espiatoria.

Il bagliore accecante del suo ODIO, la carica esplosiva del suo bestiale razzismo potrebbero fare esplodere anche lui, oltre al nemico da annientare, in una sorta di paradossale sconfitta che si chiama guerra.

Al finale di partita non si saprà se ci saranno superstiti, ma potremmo forse sperarlo: con un canto, qualche parola, luce accecante, un’immagine, una laica preghiera, il pianto di una bambina appena nata. Chissà.

 

Sarà questa la prima delle tre manifestazioni del “maschio feroce”, padrone, in modo ancestrale votato alla lotta, non più per conquistare il sostentamento, ma crogiolandosi in posizioni di potere che irrorano di piacere o perdendosi alla ricerca di uno status frutto di retaggi non più tollerabili. Fare luce nel torbido, abituarsi a vedere, esaminando il processo dall’interno, dal punto di vista di chi il male lo fa, senza etichettare, escludendo il giudizio, esponendo i casi nella loro nudità perché la crudezza da sola può illuminare e conoscere e capire aiuta a superare. A scegliere la parola.

 

Il progetto della trilogia  “Indagare il male_maschio docet” prevede come primo lavoro:  “Io // odio - apologia di un bulloskin”, il secondo titolerà  “Amo bambini - Confessione di un pedofilo” e il conclusivo sarà  “Sei solo mia - tutto quello che ho fatto per lei”.

SANTIBRIGANTI TEATRO

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