TERRORE E MISERIA DEL III REICH
di Bertolt Brecht

Con Marina Di Paola, Andrea Fardella,
Paola Raho, Fulvia Romeo, Pino Ruberto,Valentina Solinas
Fondale Mariangela De Piano
Luci Andrea Peinetti (Pey)
Elaborazioni musicali e corali Paolo Zaltron
Azioni coreografiche Dario La Stella
Regia Maurizio Bàbuin
Testimonianze oculari e resoconti giornalistici: su questo
si basò Bertolt Brecht per scrivere, con l’urgenza del
momento, Terrore e miseria del Terzo Reich.
E’ il testo (1935-38) che rappresenta la svolta “antiortodossa”
del grande autore tedesco che, dall’esilio in poi, segnò
anche le opere successive. La necessità di sensibilizzare e provocare
un’immediata reazione di tutte le altre nazioni (allora, naturalmente,
in Germania l’opera non si rappresentò), rispetto all’atroce
progetto nazionalsocialista di Hitler e dei suoi accoliti, convinse
Brecht a creare un’opera che toccasse anche le corde del sentimento
e dell’emozione e non solo quelle della ragione. E allora sì
“straniamento”, ma anche “immedesimazione”;
solo qualche tempo prima rifiutata, nel suo pensiero di teatro e attore
epico.
I vari revisionismi attualmente in corso, stanno cercando di dare un
quadro completo di tutto ciò che è accaduto nel sanguinario
secolo scorso; ma le “geniali innovazioni” delle tecniche
e delle tecnologie da utilizzare per conseguire il potere “a tutti
i costi”, che sono state introdotte dal nazismo, ancora ci appartengono,
nei regimi totalitari successivi e presenti e in alcune democrazie attuali,
che non disdegnano certe “efficaci intuizioni” del nazionalsocialismo.
La propaganda monopolizzante, fondata sulla paura e la demonizzazione
del diverso: ebreo, zingaro, omosessuale, nero, comunista o semplicemente
non allineato. La delazione: anche e soprattutto organizzata all’interno
dell’istituzione famiglia. La violenza fisica e la sopraffazione
come ordine naturale delle cose. La menzogna come strumento di comunicazione
fondamentale, sia nei confronti del proprio popolo, sia per ingannare
le altre nazioni. Tutto questo e altro ancora generò nel popolo
tedesco quel terrore e quella miseria (fisica e morale) che bloccarono
qualsiasi possibilità di ribellione o resistenza interna. L’inquietante
attualità di un testo-monito come Terrore e miseria del Terzo
Reich è resa evidente da tutto ciò che è accaduto
dopo e che ancora accade nel mondo contemporaneo per opera di chi gestisce
“l’organizzazione del potere”. Perciò ci viene
da pensare che Brecht non sbagliava quando, alla fine dell’ Arturo
Ui, ci ricordava, a proposito del nazismo, che “il grembo da cui
nacque è ancor fecondo”. Maurizio Bàbuin
“un pubblico particolarmente attento e, forse,
sorpreso dall’attualità di un testo scritto durante il
nazismo […] c’è una grande generosità di regia
ed interpretazione, un’offerta di messaggio […] ci si accorge
che l’Autore è lì presente […] è piaciuto
trovare nei giovani interpreti, guidati da una buona regia, quello che
Brecht stesso indicava necessario ad una buona interpretazione: serietà,
calore, allegria, amore per la verità, curiosità, senso
di responsabilità”
Maria Silvia Caffari, Il Caragliese 9 febbraio 2006