CANTO NOTTURNO

di Bàbuin, Nicosia, Manfredi, D’Agostino
con Sax Nicosia e Orlando Manfredi
disegno luci e spazio scenico Luca Mazza e Antonio Stallone
tecnico luci Andrea Peinetti (Pey)
collaborazione alla messa in scena di Giorgia D’Agostino
messa in scena di Maurizio Bàbuin
Lo spettacolo è nato nell’ambito di Theatropolis
2001 – festival internazionale delle arti teatrali. E’ stato
replicato a Torino, Milano, ad Atessa (Svizzera) ed ha partecipato al
Festival Primavera dei Teatri/Università degli Studi di Cosenza.
Canto Notturno è un raro ed autentico percorso di ricerca nei
meandri del pensiero poetico. Sfocia in suggerimenti fecondi per l’immaginazione
dello spettatore, impegnato a scoprire in primis chi siano i due protagonisti-antagonisti,
dove siano (uno spazio chiuso, ma aperto in alto, su un cielo stellato),
cosa stiano raccontando, e perché. Non abbiamo risposte definitive
ma indicazioni di cammino, piste di decollo per la fantasia.
Dallo spettacolo, dalla serrata interpretazione dei giovani attori,
si evince l’urgenza di raccontare un’inafferrabile storia,
germogliata in mesi di riflessioni, discussioni, prove, verifiche. E’
una dimostrazione pubblica di un meditato laboratorio, nell’accezione
di attività artistica svincolata da ogni genere di obbligo istituzionale,
significante in quanto volontà di esprimere. E i protagonisti,
nominati Repertorio e Praticabile, con il loro duello di memorie, alternativamente
divertono e immalinconiscono, onorando il teatro che, da tradizione
alta, deve contenere riso e pianto.
(…) Una volta all’interno del teatro fisico le suggestioni
cominciano a prendere Corpo su un ring delimitato agli angoli da fari
e piccoli specchi rettangolari. Quando la musica sfuma, dall’ombra
si materializzano sogni, incubi, versi poetici, canzoni, paure, brandelli
di teatro classico come un incontenibile flusso di coscienza, un collage
pulsante di memorie e visioni. Canto notturno, però, non spartisce
nulla con l’idea del monologo: due attori duellano in perfetto
equilibrio scenico. Impersonano figure metaforiche - Repertorio e Praticabile
- che consentono o, meglio, consigliano una interpretazione metateatrale
del duello. Grande, estenuante deve essere stato il lavoro preparatorio
di scavo ad un simile spettacolo: il risultato risulta criptico, magari
ermetico, ma questo non suoni come un appunto negativo. Il testo sapientemente
mantiene gli arcani ed ambigui significati della poesia e li restituisce
allo spettatore incaricando di svolgere in totale autonomia tutto il
lavoro di interpretazione. Eccezionale.
Canto Notturno, che evoca non a caso pastori erranti per mondi lontani
e spazi immaginati, conduce sul terreno fradicio e fertile di quanto
rifiuta la linearità espressiva e sintattica: analogie, metafore,
libere associazioni sono lo strumento e il metodo adottato degli autori
e degli attori. Dal buio si entra nel Canto, dal buio se ne esce. Resta
in bocca il sapore di Dylan e nelle orecchie il genio di Shakespeare.
Tutto il resto è perso nella Parentesi Buia. Inutile ed ingiusto
recuperarlo.
Christopher Cepernich Il Corriere dell’Arte
Certi spettacoli nascono con la vocazione a non essere mai definitivi.
Un regista, una giovane teatrante, due attori in forte crescita si incontrano
per alcune settimane, pescando tra molti testi di drammaturghi contemporanei
isolano alcune suggestioni, quindi ci lavorano levigandole, aggiustandole,
modellandole. Un’ora e venti di spettacolo, dove la forza recitativa
contenuta nell’ambiente, un ring illuminato da quattro semplici
luci poste sugli angoli, risulta sempre sul punto di esplodere. La trama
si può riassumere in poche parole: due personaggi, due sbandati,
due individui-margine che vivono nelle pieghe di un tempo notturno dilatato,
imperfetto, immobile, ripetutamente simile a sé stesso, si incontrano
in un quadrato qualsiasi, fors’anche parte di una scacchiera senza
confini.
Tra i due ha inizio una faticosa lotta per la conquista dello spazio,
per l’affermazione della propria esistenza, per il rivendicato
diritto ad esistere, a essere riconosciuti (ovvero riconoscibili). Canzoni,
storie, fatti di cronaca, l’ora e venti dello spettacolo vola
via, catturati dall’energia di due giovani attori (i bravi Sax
Nicosia e Orlando Manfredi) che dimostrano di aver ben compreso i meccanismi
della recitazione.
Uno spettacolo costruito su una drammaturgia che è strumento
di lavoro, come creta che non vuole assumere una forma precisa, e che
riporta alla memoria brandelli, atmosfere che fluttuano ricordando Beckett,
Kòltes, ma anche Gao Xingjang, premio Nobel per la letteratura
nel 2001.
Tiziano Fratus Dramma.it