|
||||
|
|
“Cogito
Ergo Rido”
Uno spettacolo sul sesso. Dopo averlo visto, se siete uomini, sarete più tosti di Mickey Rourke e Woody Allen messi insieme. Se siete donne state attente: gli uomini non solo vi chiederanno il numero di telefono, ma vi telefoneranno pure. Vorranno sposarvi, vi vorranno erigere statue, vi vorranno Presidente della Repubblica o Papa.
La commedia dell’arte si confronta con la Morte, che è madre, dà la vita e riprende i suoi figli per rigenerarli e farli tornare a sognare. La maschera è un’icona, la sua ombra è vivida nella drammaturgia e nell’uso dei linguaggi popolari. Il dialetto è maschera che "smaschera": la lingua plebea è rozza, cruda, a volte indecente, ma autentica, è il linguaggio del comico, è il suono iniziatico che muove il riso e che si vena d’amaro.
1859. Garibaldi è atteso in una villa della bassa padana, poco lontano dal luogo dove dieci anni prima era passato fuggiasco, insieme alla sua amata Anita, morente, e a pochi fedelissimi. Oggi però la sua popolarità è grandissima, il suo carisma indiscusso. Quindi, festeggiamenti, musica, spettacolo commemorativo, sessanta chili di agnolotti, un fiume di lambrusco per il biondo “eroe dei due mondi”. Un esilarante e fantastico one man show.
Estate 1980. Due personaggi. Un professore e un allievo. Insieme per un viaggio. In tandem. La meta è una leggenda metropolitana degli anni settanta: casa Guccini a Bologna. Il loro rapporto supera la contrapposizione scolastica dei ruoli: l’inedita coppia pedalando scherza, si conosce, si confronta, tra un decennio che finisce e uno che comincia. E’ garantito il divertimento e il coup de théâtre finale.
Una compagnia locale che reciti in lingua, per valorizzare la vivace attività teatrale del territorio. Lo spettacolo è un adattamento del racconto di Boris Vian “Le formiche”, con poesie e canzoni dello stesso autore. Un soldato in guerra racconta ciò che vede e sente. Parole e suoni si inseriscono come voci di tante storie dentro la Storia, da sempre intrisa di violenza.
Si nasceva in casa, una volta. Nei paesi c’era una donna che faceva partorire. La “comare” la chiamavano: era l’ostetrica. Lo spettacolo racconta la storia di una donna che fu levatrice in un paese di provincia, nel nord-est italiano ancora rurale. E’ una vicenda al femminile, raccolta attraverso tante interviste e messa in scena cucendo aneddoti e straordinarie memorie di vita quotidiana.
Lo spettacolo reinventa la commedia dell’arte, coniugando tradizione
ed innovazione. Il tema del canovaccio è l’amore ideale.
Quale pazzia è più folgorante dell’amore? In un carnevalesco
“mondo alla rovescia” Adalia e Fulvio si scambieranno i panni
follemente inseguendosi…Il tema del doppio è un classico
espediente comico, ma anche un viaggio (buffo) alla scoperta del maschile
e del femminile. |
|||
Santibriganti Teatro Sede legale: via Artisti 10 - 10124 Torino Sede organizzativa: via Palestro 9 - 10024 Moncalieri (TO) tel./fax. 011643038 santibriganti@santibriganti.it |
||||